ADHD

DISTURBO DA DEFICIT DELL’ATTENZIONE ED IPERATTIVITA’ (ADHD)

ADHD è l’acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, conosciuto in Italia con il nome di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Esso fa riferimento ad un disturbo neurobiologico ad esordio infantile, caratterizzato da marcati, persistenti e maladattivi livelli di inattenzione, impulsività e iperattività, che sono inadeguati rispetto all’età. Per lungo tempo si è creduto che l’ADHD fosse un disturbo caratterizzante esclusivamente l’età adulta, ma l’evidenza scientifica ha invece mostrato come esso tenda a persistere nel corso della vita fino all’85% dei casi (Barkley et al. 2008; Kessler et al., 2006), causando difficoltà significative.

  • CHE COSA E’ L’ADHD?
  • DIAGNOSI E TRATTAMENTO
  • Età evolutiva
  • Età adulta
  • Studenti
  • Adulti ADHD e Lavoro
  • Donne ADHD, Famiglia e Lavoro
  • AUTOVALUTAZIONE

CHE COSA E’ L’ADHD?

ADHD è l’acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, conosciuto in Italia con il nome di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Esso fa riferimento ad un disturbo neurobiologico ad esordio infantile, caratterizzato da marcati, persistenti e maladattivi livelli di inattenzione, impulsività e iperattività, che sono inadeguati rispetto all’età. Per lungo tempo si è creduto che l’ADHD fosse un disturbo caratterizzante esclusivamente l’età adulta, ma l’evidenza scientifica ha invece mostrato come esso tenda a persistere nel corso della vita fino all’85% dei casi (Barkley et al. 2008; Kessler et al., 2006), causando difficoltà significative.

Si stima che ne risultano affetti all’incirca il 7% della popolazione infantile e il 4% della popolazione adulta (Faraone et al.2003, Fayyad et. al 2007), ma nonostante sia oramai nota la presenza del disturbo anche negli adulti, solo una minima parte di essi riceve diagnosi e trattamento.

È stato dimostrato che avere l’ADHD rende vulnerabile ad altri disturbi, che emergono nel corso degli anni complicando ulteriormente il quadro clinico: è riconosciuto che il 50%-87% degli individui ADHD presenta almeno un altro disturbo in comorbidità, mentre due o più nel 33% di questi (Biederman et al. 1993; Adler et al. 2008). Tra questi, i più frequenti sono: Disturbo Oppositivo Provocatorio (>50%), problemi di condotta e difficoltà antisociali (25-45%), Disturbi dell’Apprendimento (25-40%), bassa auto-stima, depressione (25%), personalità antisociale (10-25%), uso/abuso di sostanze (10-25%).

Gli individui che ne sono affetti hanno spesso un basso livello di studi, difficoltà lavorative e relazionali, cambiano frequentemente lavoro, partner e amicizie, sono spesso vittime di traumi e incidenti stradali, hanno più frequentemente problemi matrimoniali (separazioni, divorzi) e legali.

L’Istituto di Neuroscienze mette a disposizione un servizio ambulatoriale specialistico per la diagnosi e il trattamento del Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD).

 

DIAGNOSI E TRATTAMENTO

ETA’ EVOLUTIVA

Non è facile riconoscere l’ADHD in età prescolare (età 3-6 anni): molti bambini presentano una marcata iperattività, crisi di rabbia, un gioco prevalentemente motorio e litigiosità, ma la maggior parte di questi non svilupperanno un ADHD. È durante la scuola elementare (età 6-12 anni) che avviene più frequentemente la prima diagnosi, per una serie di sintomi che differenziano il bambino ADHD dai suoi coetanei:

– accentuata irrequietezza

– evidente presenza di sintomi cognitivi, quali disattenzione, facile distraibilità, impulsività

– difficoltà scolastiche

– evitamento di compiti cognitivi (in particolare compiti di ricopiatura, o letture lunghe)

– reazioni impulsive,

– rifiuto da parte dei compagni

– bassa autostima, sensazione di non essere capace

– possibile compresenza di un comportamento oppositivo-provocatorio.

 

Il bambino è distratto, fatica a concentrarsi, non riesce a portare a termine le azioni intraprese, evita le attività che richiedono attenzione, perde oggetti significativi o si dimentica attività importanti. Tende a passare rapidamente da un’attività all’altra, non riesce ad aspettare il proprio turno in situazioni di gioco e/o di gruppo. Ha difficoltà a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei compagni, fa fatica a restare seduto.

In mancanza di una individuazione e diagnosi di ADHD, seguita da un adeguato intervento, questo quadro maladattivo tenderà a persistere in adolescenza, in cui si ritroveranno:

– prestazioni scolastiche inferiori rispetto alle proprie potenzialità (“Potrebbe dare di più”),

– attenuazione dell’iperattività motoria, sostituita da una maggiore inquietudine interna

– persistenza delle difficoltà attentive, di pianificazione e di organizzazione

– instabilità nelle relazioni sociali

– ricerca di sensazioni e condotte pericolose

– problemi emotivi e presenza di comorbidità come ansia, depressione, abuso di sostanze

– permanenza di impulsività, disadattamento sociale e difficoltà familiari.

Se l’ADHD non è stato diagnosticato e opportunamente trattato, con l’aumentare dell’età si assisterà all’aumento delle difficoltà a causa delle comorbidità che, complicando il quadro clinico, necessiteranno di un intervento talvolta prioritario all’ADHD stesso.

La valutazione iniziale di un bambino iperattivo deve essere sistematica e comprensiva di una serie di prove cognitive e comportamentali, che permettano di identificare correttamente la presenza dell’ADHD, di escludere diagnosi alternative e di considerare l’eventuale presenza di disturbi associati. Infatti, frequentemente coesistono altri problemi con l’ADHD, come un comportamento oppositivo, della condotta o un disturbo dell’apprendimento.  L’assessment diagnostico dovrà quindi stabilire una gerarchia di difficoltà generate sia dall’ADHD che dai disturbi coesistenti, e che influenzerà la pianificazione del trattamento.

Una recente review (DuPaul et al. 2013, Comorbidity of LD and ADHD: implications of DSM-5 for assessment and treatment. J Learn Disabil; 46(1):43-51), che ha esaminato 17 studi svolti dal 2001 al 2011, ha trovato una comorbidità del 45.1% tra ADHD e Disturbo dell’Apprendimento (Learning Disability, LD): bambini e adolescenti ADHD presentano quindi un’alta prevalenza di disturbi della scrittura, oltre che della lettura e della abilità matematiche. Se tali difficoltà non saranno opportunamente identificate nel corso dell’assessment e trattate adeguatamente, il solo intervento per l’ADHD, focalizzato principalmente sulla diminuzione dell’iperattività e sull’aumento della capacità di concentrazione, non otterrà i miglioramenti previsti.

 

L’Aproccio multimodale

Nel caso di diagnosi di ADHD, si indicherà un trattamento multimodale comprendente una combinazione di interventi indirizzati alle diverse aree compromesse dal disturbo.

Pur avendo l’ADHD una natura organica, esso non può essere trattato unicamente con un intervento di tipo farmacologico. La terapia farmacologica, infatti, se ritenuta idonea al bambino, potrà agire sui sintomi centrali del disturbo (iperattività, inattenzione e impulsività) ma potrebbe non produrre miglioramenti sulla bassa autostima, sulle scarse competenze sociali e relazionali, e sulle difficoltà di apprendimento scolastico, che richiederanno altre modalità di intervento.

 

Parent Training

Le problematiche relative al comportamento del bambino/adolescente ADHD rendono necessario il coinvolgimento dei genitori nel percorso di cura, in quanto la famiglia è una risorsa fondamentale per favorire la comparsa di comportamenti positivi. Purtroppo, l’amore genitoriale non è in grado da solo di affrontare tutte le problematiche prodotte dall’ADHD, e senza opportuni supporti e strategie non riusciranno a modificare i comportamenti disfunzionali del figlio affetto dal disturbo. I genitori verranno incoraggiati e aiutati ad affrontare i sintomi del disturbo, e a strutturare un ambiente che possa favorire l’autoregolazione del bambino. Il Parent Training prevede degli incontri individuali o in gruppo, a seconda delle preferenze delle persone coinvolte, in cui potranno essere:

  • fornite informazioni corrette rispetto alle difficoltà del bambino e ai possibili trattamenti,
  • chiariti gli scopi dell’intervento e gli obiettivi da raggiungere
  • individuate le attribuzioni e modalità di interazione disfunzionali, e poi rielaborate
  • individuati i punti di forza del bambino/adolescente, così da aumentare la frequenza dei comportamenti desiderabili attraverso tecniche di rinforzo
  • contestualizzati i comportamenti problematici, così da riconoscere l’importanza degli antecedenti e delle conseguenze
  • illustrate le modalità in cui poter creare un ambiente prevedibile, con regole chiare e condivise, che faciliti la gestione del comportamento del bambino/adolescente,
  • insegnate tecniche per la gestione dei comportamenti problematici, e strategie di problem solving.

Il Parent Training può essere svolto in sessioni individuali (in cui è preferibile la partecipazione di entrambi i genitori) o di gruppo. Prevede 12 incontri quindicinali della durata di 90 minuti, in cui i genitori avranno l’opportunità di modificare la propria visione del figlio e di se stessi all’interno della relazione genitoriale, e potranno trasformare circoli viziosi disfunzionali in interazioni funzionali che incrementeranno i punti di forza del figlio.

 

Teacher Training

Il coinvolgimento degli insegnanti fa parte integrante ed essenziale di un percorso terapeutico per il trattamento del bambino con ADHD. La scuola è solitamente l’ambiente in cui maggiormente si manifestano i comportamenti disfunzionali dell’ADHD, in quanto l’iperattività, l’impulsività e la disattenzione compromettono la capacità del bambino di rispettare le regole della classe e di raggiungere risultati scolastici apprezzabili e coerenti con le proprie potenzialità intellettive. Il Teacher Training è un intervento che deve essere svolto in concomitanza con il Parent Training, e mira a favorire l’autoregolazione, l’autocontrollo e l’autoconsapevolezza dei propri comportamenti nel bambino/adolescente ADHD all’interno dell’ambiente scolastico attraverso:

  • la consapevolezza delle difficoltà incontrate dal bambino/adolescente ADHD e delle situazioni che si possono collegare ai comportamenti problematici
  • la definizione di regole e routine scolastiche, che comprenda anche l’organizzazione del materiale
  • la messa in atto di specifiche tecniche di modificazione del comportamento all’interno della classe
  • una strutturazione delle lezioni e dell’ambiente che riduca al minimo l’emergere dei comportamenti-problema
  • il miglioramento della comunicazione insegnanti-genitori e della relazione insegnante-bambino, messe a dura prova dalle difficoltà di gestione del comportamento.

Il Teacher Training è importante per ottenere un miglioramento del comportamento a scuola e dell’apprendimento del bambino/adolescente ADHD. Si possono prevedere 3-4 incontri nel corso dell’anno scolastico, pianificati in base all’esigenze del caso individuale, oppure possono essere organizzati corsi di formazione su richiesta.

 

Intervento con il bambino/adolescente

Il trattamento dell’ADHD richiede anche un intervento terapeutico diretto con il bambino/adolescente con l’obiettivo di migliorare il suo comportamento attraverso un training diretto:

  • all’insegnamento di tecniche di auto-controllo, di gestione della rabbia, di risoluzione dei problemi,
  • al miglioramento dei comportamenti impulsivi e inadeguati
  • al miglioramento delle relazioni interpersonali con genitori, insegnanti, fratelli e coetanei
  • al miglioramento delle capacità di apprendimento
  • all’aumento dell’autonomia e dell’autostima.

 

 

ETA’ ADULTA

Nel caso di diagnosi di ADHD, si indicherà un trattamento multimodale che include una combinazione di trattamenti farmacologico e non-farmacologico, quali terapia cognitivo comportamentale e programmi di training specifici, volti a far sviluppare nell’individuo strategie efficaci per ridurre al minimo l’impatto negativo del disturbo nella vita quotidiana.

 

Dal momento che l’ADHD colpisce ogni persona in modo diverso, ciò che risulta più efficace per la maggior parte dei pazienti è una combinazione di trattamenti personalizzati e centrati sulle esigenze individuali, tra cui:

 

Psicoeducazione

Un individuo con diagnosi di ADHD dovrebbe essere informato sugli effetti del disturbo. Parte del trattamento prevede lo sviluppo di una conoscenza personalizzata delle conseguenze che l’ADHD ha sulla propria vita, giorno per giorno.

 

Intervento farmacologico

Molti individui presentano dei miglioramenti con il trattamento farmacologico previsto per il disturbo. Naturalmente, l’intervento farmacologico e l’appropriato regime terapeutico vengono discussi e decisi di comune accordo tra il medico e il paziente.

 

Trattamento psicosociale

Anche se l’ADHD è un disturbo neurobiologico, esso porta con sé altri disturbi, come umore depresso, ansia, o abuso di sostanze. Mentre i farmaci possono migliorare la sintomatologia dell’ADHD, molte persone continuano a sperimentare problemi nel modificare modelli comportamentali disfunzionali appresi in passato, come quelli relativi alla procrastinazione e alla scarsa capacità di gestione del tempo. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) si configura come una parte importante nel trattamento delle persone con ADHD, insieme ad incontri di counseling e psicoeducazione. In aggiunta, sessioni di terapia di coppia o di famiglia possono risultare utili nel migliorare la comunicazione interpersonale e nel ridurre i conflitti.

Nello specifico, il trattamento psicosociale mira a:

  • Migliorare la gestione del tempo e le capacità organizzative
  • Scoprire come ridurre il comportamento impulsivo
  • Sviluppare una migliore capacità di problem solving
  • Far fronte a problemi di tipo accademico e sociale
  • Migliorare l’autostima
  • Scoprire modi per migliorare i rapporti con la famiglia, i colleghi e gli amici
  • Sviluppare strategie per controllare il temperamento, gestire la rabbia, la frustrazione e lo stress.

Altri trattamenti

A seconda delle esigenze specifiche dell’individuo, si forniranno

informazioni relative a trattamenti alternativi, fornendo dati aggiornati provenienti

dalla ricerca scientifica.

 

L’Istituto collabora con l’Associazione nazionale di riferimento al fine di fornire:

1. informazione scientifica aggiornata sui nuovi farmaci disponibili ed eventuali modalità di acquisizione;

3. interventi psicoeducativi e di supporto alla famiglia;

4. organizzazione di training specifici per le diverse professionalità coinvolte nella diagnosi, cura e sostegno al paziente ADHD e alla sua famiglia;

5. attività di ricerca sull’impatto che l’ADHD esercita sull’individuo affetto e le ricadute sulla sua vita quotidiana, nonché sui benefici che un intervento multimodale, precoce ed accurato, esercita sul soggetto in terapia,

6. interventi terapeutici integrati, con training cognitivo-comportamentali, educazione alle social skills, problem solving e stress-management;

7. partecipazione alla progettazione di attività estive rivolte a giovani adulti, che prevedano la presenza di personale adeguatamente formato.

 

STUDENTI

 

Lo Study Skills Training è un intervento specifico per il rafforzamento di quelle competenze che risultano carenti a causa dell’ADHD, ed è indicato per gli studenti che hanno difficoltà a strutturare, pianificare ed organizzare le attività di studio.

Il training può essere svolto in sessioni individuali o di gruppo, ed è composto da 8 incontri nei quali verranno affrontate le aree problematiche e insegnate le tecniche e le strategie utili al proseguimento del percorso educativo e/o professionale.

 

Approfondimenti sullo STUDY SKILLS TRAINING PER GLI STUDENTI

 

La ricerca ha ben documentato come le difficoltà prodotte dall’ADHD compromettano le abilità di studio al punto tale che la maggior parte degli individui affetti non completa il percorso educativo, non continua gli studi dopo il diploma di scuola superiore o abbandona l’università (Barkley, 1998; Barkley & Murphy, 2006; Fayyad et al. 2007).

Il passaggio dalla scuola superiore all’università è un momento particolarmente delicato, soprattutto se i ragazzi lasciano la casa dei genitori: la libertà di seguire o meno le lezioni, il tanto tempo libero a disposizione, la mancanza delle verifiche costanti che vi erano a scuola, e le nuove amicizie fanno perdere facilmente di vista il tempo che passa in vista degli esami.

Pur avendo una intelligenza nella media o superiore (Barkley, 1994), gli studenti ADHD devono lottare contro una serie di difficoltà che mettono a repentaglio la loro riuscita nel percorso formativo e professionale:

  • Incapacità/perdita di concentrazione: non riescono ad ascoltare tutti i contenuti delle lezioni, si distraggono, si perdono nei propri pensieri;
  • Incapacità di organizzazione, pianificazione e di gestione del tempo: tendono a procrastinare i compiti da svolgere fino all’ultimo minuto, perdono i materiali necessari, non riescono ad organizzare i propri appuntamenti, non rispettano gli impegni/scadenze;
  • Difficoltà di integrazione delle informazioni: si perdono spesso in dettagli irrilevanti perdendo il senso di ciò che stanno studiando, e dimenticano facilmente i contenuti studiati;
  • Mancanza di motivazione: non sono capaci di motivare se stessi allo studio se l’argomento non è per loro interessante, se le attività sono monotone e ripetitive, e tendono ad abbandonare di fronte a compiti che richiedono uno sforzo sostenuto.

In aggiunta, gli studenti ADHD non riescono a svegliarsi in orario, arrivano tardi alle lezioni oppure le saltano per l’incapacità di stare seduti a lungo. La mancanza di consapevolezza relativa agli effetti che l’ADHD produce sul proprio comportamento favorisce un abbassamento dell’autostima, che può determinare l’abbandono degli studi.

Gli studenti affetti da ADHD molto spesso sanno “cosa fare”, ma non “come e quando”. Per tale motivo, essi necessitano di un aiuto offerto da un esperto in ADHD.

Il coaching accademico è un intervento personalizzato che mira a facilitare la riuscita scolastica/universitaria, e che permette:

  • Aumento dell’autostima
  • Acquisizione del metodo di studio più funzionale
  • Miglioramento delle abilità sociali e di comunicazione
  • Aumento della motivazione
  • Diminuzione delle assenze e maggiore partecipazioni alle attività scolastiche/universitarie
  • Maggiore senso di efficacia e competenza
  • Maggiore autonomia e senso di responsabilità.

 

 

 

 

ADULTI ADHD E LAVORO

Gli adulti ADHD possono avere molte difficoltà a lavoro, così come le avevano a scuola quando erano bambini. Alcuni possono avere una carriera di successo, altri invece combattono quotidianamente contro una serie di problematiche, che possono essere differenti a seconda dell’individuo, del tipo di professione e mansione lavorativa.

Presso l’INS è possibile richiedere un intervento personalizzato rivolto al miglioramento di quelle condizioni e comportamenti che compromettono l’efficacia lavorativa e l’interazione con il capo e/o colleghi, non consentendo la piena espressione delle proprie potenzialità e che determinano un abbassamento dell’autostima.

Gli individui ADHD al lavoro combattono quotidianamente con le difficoltà generate da:

– I sintomi principali di ADHD, quali impulsività, inattenzione e facile distraibilità, iperattività;

– Difficoltà di memoria;

– Tendenza alla noia, soprattutto in attività monotone e ripetitive;

– Scarso senso del tempo, che si traduce in ritardi e mancato rispetto delle scadenze;

– Procrastinazione;

– Difficoltà nel gestire progetti complessi;

– Ordine nell’ambiente di lavoro e organizzazione del materiale necessario alle attività;

– Difficoltà di carattere sociale e relazionale.

Il programma di coaching lavorativo prevede 8 incontri, dei quali i primi 4 a cadenza settimanale e i successivi 4 a cadenza quindicinale, e prevede:

  • Apprendimento di strategie per l’assegnazione di priorità e per un uso efficace del tempo
  • Miglioramento delle capacità di memoria
  • Rafforzamento della capacità decisionale
  • Miglioramento delle abilità relazionali e delle abilità comunicative nell’ambiente lavorativo
  • Apprendimento di tecniche per la gestione delle emozioni negative e per il controllo della rabbia
  • Aumento dell’autostima, dell’auto-efficacia e della motivazione

 

DONNE ADHD, FAMIGLIA E LAVORO
Recentemente l’ADHD nelle donne ha ricevuto notevole attenzione, in quanto la ricerca ha mostrato una sottostima del disturbo nel sesso femminile, dovuta ad una differenza di presentazione rispetto ai maschi: le femmine presentano un rischio due volte maggiore di avere un ADD, senza quei sintomi “dirompenti” che ne determinano la richiesta di aiuto. Tuttavia, l’evidenza scientifica mostra che entrambi i sessi vengono colpiti dal disturbo con lo stesso grado di severità, e ne subiscono le stesse conseguenze invalidanti.

Le donne ADHD che non hanno ricevuto diagnosi in età infantile, possono giungere a consultazione dopo che l’ADHD è stato diagnosticato ad uno dei suoi bambini, e riconoscendo nelle descrizioni di chi ha fatto diagnosi molti dei propri pattern comportamentali.

Alcune donne ADHD richiedono un intervento perché le loro vite sono “fuori controllo”, caotiche, hanno problemi economici, difficoltà nel gestire il lavoro, l’accudimento dei figli, l’organizzazione della casa, nel tenere a mente tutti gli impegni della famiglie e le varie commissioni da svolgere. Altre donne riescono a nascondere con successo il proprio ADHD, ma lottano continuamente per portare avanti la propria vita arrivando a lavorare anche di notte e sacrificando il tempo libero nel tentativo di “organizzarsi”. Sia nel caso in cui la vita della donna ADHD è nel caos più totale, sia nel caso in cui questa è capace di nascondere le proprie difficoltà, entrambe si descrivono spesso come “esauste”, “stressate”, “sovraccariche”.

Le donne ADHD sperimentano frequentemente un umore disforico, disturbi di ansia e depressione, hanno spesso problemi alimentari e una bassa autostima.

È spesso per sintomi depressivi o di stress che le donne non diagnosticate si rivolgono allo specialista; nel caso in cui l’ADHD non venisse riconosciuto e trattato, è possibile una cronicizzazione dei disturbi secondari (Kooij, 2013).

Le donne ADHD possono beneficiare di diversi interventi:

Parent training. Nella maggior parte delle famiglie, la madre ha un ruolo primario: a lei spetta la pulizia e gestione dell’ambiente domestico, e l’organizzazione delle attività familiari. Questi sono tutti compiti che richiedono attenzione, concentrazione, organizzazione e pianificazione, e l’ADHD compromette tutte queste abilità, rendendo il ruolo di madre molto più difficile rispetto alle donne non-ADHD. Data la forte componente genetica del disturbo, se poi la donna ADHD ha un figlio affetto dallo stesso disturbo, allora le sfide quotidiane saranno molte di più. In questo caso, il parent training provvederà ad integrare il programma per la gestione del comportamento del bambino ADHD con un training mirato al rafforzamento della competenza genitoriale e alla semplificazione delle attività per la gestione dell’ambiente domestico.

Gruppi di sostegno. Le problematiche delle donne ADHD emergono precocemente e sembrano aumentare con l’aumentare dell’età, a causa delle incalzanti e sempre maggiori richieste legate al loro ruolo sociale. Le donne ADHD hanno una autostima generalmente più bassa rispetto agli uomini affetti dallo stesso disturbo, e spesso sentono un sentimento di vergogna se confrontano se stesse con le donne non-ADHD. Gli incontri di gruppo possono fornire una esperienza terapeutica, fornendo un luogo dove la donna ADHD può sentirsi compresa ed accettata dalle altre donne, e allo stesso tempo imparare a gestire meglio la propria vita.

ADHD Coaching. Il coaching per l’ADHD consente di individuare le condizioni maggiormente sfidanti per la donna ADHD, e di lavorare sulle problematiche affettive, relazionali e sui conflitti lavorativi. Identificando le fonti di stress nella vita quotidiana, le donne ADHD potranno imparare le strategie utili a gestirle efficacemente, abbassando così il livello di stress. Possono inoltre migliorare il proprio stile di vita, imparando a pianificare momenti dedicati alla cura di sé senza sensi di colpa, e a rilassarsi dedicandosi ad attività piacevoli, ma trascurate per la precedente disorganizzazione.

Il coaching si focalizzerà sui seguenti obiettivi:

  • Formazione di una immagine di sé più positiva ed efficace, riducendo i pensieri relativi al senso di colpa e di inferiorità
  • Riorganizzazione delle attività quotidiane in ordine di priorità, ottimizzando il tempo e le risorse a disposizione
  • Apprendimento di tecniche per la riduzione e gestione dello stress
  • Gestione delle emozioni negative e dei conflitti
  • Acquisizione di maggiori capacità di organizzazione, pianificazione e divisione del lavoro
  • Aumento della consapevolezza delle proprie necessità, maggiore cura personale e adozione di uno stile di vita più sano ed equilibrato
  • Apprendimento di abilità di comunicazione costruttive che permettano di comprendere il punto di vista degli altri e di far comprendere il proprio senza fraintendimenti

 

Alleato con European Network ADHD

 

AUTOVALUTAZIONE

 

L’ADHD è un disturbo caratterizzato da difficoltà nell’attenzione in associazione ad iperattività e impulsività.
Negli adulti passa spesso inosservato alla valutazione clinica, tanto da essere poco diagnosticato. I sintomi che i pazienti lamentano sono spesso relativi a problemi di disattenzione, difficoltà nei rapporti interpersonali, di coppia, sul lavoro, etc.; tuttavia sono numerose le persone non consapevoli della propria patologia.

I sintomi di ADHD più comuni nell’adulto sono:
– Disturbi della memoria
– Scarsa destrezza e ripetuti errori
– Impulsività
– Disturbi dell’umore/abuso di sostanze

Spesso i pazienti possono riportare un’eccessiva tendenza a focalizzarsi su dettagli irrilevanti o sviluppare tentativi di controllo della disfunzione ripetitivi o compulsivi.
La diagnosi è complessa: sono necessarie valutazioni cliniche associate all’utilizzo di test neuropsicologici, da integrare con la raccolta di informazioni ottenute dai familiari.
Se ha riscontrato la presenza di alcune caratteristiche contenute nella precedente descrizione, o se è interessato a verificarne la presenza, può eseguire il breve test riportato di seguito.

ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE DEL QUESTIONARIO (ADULTI)

Questo test Le permette di verificare se sono presenti i sintomi caratteristici dell’ADHD. Per rispondere al questionario indicare la risposta che descrive/rappresenta meglio la Sua condizione negli ultimi sei mesi. Per ogni domanda è necessario indicare una sola risposta.

1.Le capita di avere dei problemi nel mettere a punto i dettagli finali di un progetto, quando le sue parti più complesse sono già state completate?

A) Mai
B) Raramente
C) A volte
D) Spesso
E) Molto spesso

2.Le capita di avere difficoltà nell’ordinare cose ed oggetti mentre sta svolgendo un compito che richiede organizzazione?

A) Mai
B) Raramente
C) A volte
D) Spesso
E) Molto spesso

3.Ha problemi a ricordare appuntamenti e scadenze?
A) Mai
B) Raramente
C) A volte
D) Spesso
E) Molto spesso

4.Quando sta svolgendo un compito che richiede molto ragionamento, Le capita di evitare di affrontarlo o di ritardarne l’inizio?
A) Mai
B) Raramente
C) A volte
D) Spesso
E) Molto spesso

5.Le capita di agitare e contorcere le mani o i piedi quando deve stare seduto per molto tempo?
A) Mai
B) Raramente
C) A volte
D) Spesso
E) Molto spesso

6.Le capita di sentirsi eccessivamente attivo o costretto a fare qualcosa come se fosse mosso da un motore (in automatico)?
A) Mai
B) Raramente
C) A volte
D) Spesso
E) Molto spesso

RISULTATI
Se al questionario ha selezionato prevalentemente risposte che vanno dalla lettera C alla lettera E, potrebbe essere necessario rivolgersi ad un professionista per una visita specialistica.

 

 

 rTMS nell’ADHD

 

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L’ADHD è un disturbo neurobiologico caratterizzato da iperattività, impulsività e inattenzione. Studi neurofisiologici e di neuroimaging hanno evidenziato alterazioni nel circuito fronto-striatale, principalmente nell’emisfero destro (Castellanos e Acosta, 2002; Arnsten, 2006), nella parte dorsale della corteccia cingolata anteriore (Bush et al., 2008), e disfunzioni dopaminergica e noradrenergica (Pattij e Vanderschuren, 2008).
Il trattamento farmacologico per l’ADHD può essere problematico per alcuni individui e controindicato in presenza di problemi cardiovascolari; talvolta i farmaci normalmente utilizzati per questo disturbo presentano degli effetti collaterali che limitano il loro uso e l’aderenza al trattamento  (Mèszáros et al., 2009).
La Stimolazione Transcranica Magnetica (TMS) è uno strumento non-invasivo, indolore, che è stato sviluppato per studiare il sistema nervoso centrale, e diversi studi hanno mostrato la sua capacità di influenzare positivamente la plasticità neuronale (Acosta et al., 2002; Hallett, 2001; Siebner e Rothwell, 2003; Strafella et al, 2001). La rTMS ha dimostrato notevoli potenzialità terapeutiche in disturbi neuropsichiatrici caratterizzati da iper- o ipo-attivazione di specifiche aree cerebrali (Fregni e Pascual-Leone, 2007; Miniussi et al., 2008; Schönfeldt-Lecuona et al., 2010), e studi recenti hanno evidenziato come la rTMS produca degli effetti sul sistema dopaminergico in soggetti sani simili a quelli prodotti dagli stimolanti (Strafella et al, 2001; Pogarell et al, 2007). 
La TMS ha consentito di aumentare la nostra conoscenza sulla patofisiologia dell’ADHD (Ucles et al, 2000; Moll et al, 2000), e attraverso la stimolazione del circuito disfunzionale fronto-striato-cerebellare insieme al training cognitivo è possibile ottenere un miglioramento delle capacità cognitive e una riduzione della sintomatologia ADHD (Demirtas-Tatlidede et al, 2013). 
Il trattamento rTMS per l’ADHD prevede la somministrazione di 15 sessioni a 1 Hz, 1200 stim/die, 5 sessioni per 3 settimane. 
 
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