Articoli

Giù di testa, perchè?

Posted by on Apr 16, 2015 in Senza categoria | 0 comments

Giù di testa, perchè?

Lo psichiatra Pallanti sul crac viola. Montella troppo sincero, sbaglia.  Prendete Mourinho, un vincente: dice bugie e copre i difetti della squadra. Nel momento clou della stagione la Fiorentina sembra aver perso gli occhi della tigre. Dov’era la squadra che gioca il bel calcio e che non molla mai contro la Juve e contro il Napoli? Sindrome del perdente? Aspettative troppo elevate? Ansia da prestazione?  “Una promessa è doverosa, non facciamo l’errore di psicanalizzare qualsiasi evento: quando si vince e quando si perde ci sono molteplici fattori. La psicologia è uno di questi, insieme agli errori tattici, alla preparazione atletica, allo stato personale dei singoli giocatori”.   Continua a leggere...

Continua

Esiste l’ansia da separazione? – Fondazione Umberto Veronesi

Posted by on Apr 8, 2015 in Senza categoria | 0 comments

Da qualche tempo se soltanto immagino che mia moglie si possa allontanare da me ho un attacco di ansia acuta! Addirittura mi viene da chiamarla quando è nell’altra stanza. Posso dire di soffrire di attacchi di panico? Che cure è possibile fare? Grazie,Gregorio V., Pavia  Risponde Stefano Pallanti (nella foto), direttore della scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università di Firenze  No, il suo non è disturbo di panico. Il panico ha la caratteristica di non avere uno stimolo, un pensiero o un evento scatenante. L’attacco è spontaneo, avviene, si dice, a ciel sereno. Direi piuttosto che il suo caso rientri nelDisturbo di ansia di separazione che fino a non molto tempo fa era riconosciuto solo per i bambini. Nel nuovo DsmV, uscito l’anno scorso, la quinta edizione del Manuale diagnostico in uso presso tutti gli psichiatri, apre invece la sezione Ansia e coinvolge gli adulti. E’ non saper stare distante da una persona, quella persona, entrare in agitazione, angoscia o sprofondare in un gorgo di solitudine per il suo allontanamento. Come nel suo caso, a volte, da una stanza all’altra. E’ un disturbo chelimita molto l’autonomia del malato, ma anche della o delle persone a lui legate. In questo caso, sua moglie. Anche chi soffre di panico non può star solo, si dice che ha tipicamente bisogno dell’”accompagnatore”, ma mentre in questo caso per esempio una badante potrebbe risolvere la situazione, nel caso dell’ansia di separazione no, la badante non serve, ci vuole, accanto, quella persona con cui c’è quel legame affettivo. Ci sono quelli che stanno male quando la famiglia va in vacanza, hanno difficoltà a dormire, a mangiare, mal di pancia e pensano di essere preoccupati che non accada niente di male alla moglie e ai figli. Invece il problema è lui. Si sente solo, annaspa senza i suoi intorno. Ora si pensi ai casi di lutto, che può scatenare questa patologia: se muore la persona di riferimento, la situazione può essere insanabile in quanto la perdita è definitiva. E’ un contesto rischioso che stimola le idee di suicidio. Da dove nasce questa problematica? Non sono chiari i meccanismi, si sono fatti studi sull’ossitocina che è l’ormone dell’attaccamento, ma ancora non ci sono risultati. Per curare, si ricorre alla psicoterapia e ai farmaci per i disturbi spesso correlati: o disturbo ossessivo della personalità o abuso di alcol (frequente) o disturbo dell’umore, soprattutto bipolare. Ovviamente per far diagnosi di Disturbo d’ansia di separazione occorre che i sintomi durino nel tempo, non basta che quest’ansia compaia una volta.  ...

Continua

L’umore dipende anche da come si cammina – Fondazione Umberto Veronesi

Posted by on Apr 8, 2015 in Senza categoria | 0 comments

Diversi studi rivelano che l’attività motoria può condizionare le funzioni cerebrali cognitive ed emotive. Applicazioni possibili dopo l’ictus e nella schizofrenia. Quando siamo di buonumore la nostra camminata è spavalda, Le spalle sono su, muoviamo le braccia, il passo è elastico. Ora c’è chi ha pensato a provare il processo contrario: far camminare con i gesti di una camminata allegra delle persone depresse. E vedere l’effetto che fa. Ai pazienti arruolati alla Queen’s University (Canada) in questo esperimento è stato chiesto di camminare su un tapis roulantfornito di una lancetta che segnava – a loro insaputa – quanto più lo stile del marciare era allegro o triste. Prima di tutto, però, ai partecipanti era stata fatta leggere una lista di parole positive e negative tipo “ansioso”, “grazioso”, “paura”. MEMORIA “DEPRESSA” – Alla fine della camminata sul tapis è stato chiesto a ciascuno di scrivere su un foglio quante più parole ricordavano della lista iniziale. E si è verificato che quelli che avevano camminato con le spalle curve, raccolti in sé e braccia incollate al corpo ricordavano soprattutto termini negativi mentre quanti erano stati indotti a una camminata allegra scrivevano sul foglio in maggioranza parole positive. «Il nostro si è rivelato anche un test su come l’umore condizioni la memoria», ha sottolineato il dottor Nikolaus Troje, uno dei ricercatori. «Richiama il fatto ben noto che chi soffre di depressione ricorda soprattutto eventi sgradevoli del suo passato». Ma il vero obiettivo cui l’esperimento tendeva era vedere se “far finta” di camminare allegramente poteva indurre un umore più allegro. E questo si è verificato: «Potrebbe derivarne un nuovo efficace metodo di terapia», ha concluso Troje. DAI PIEDI ALLA TESTA – «Mi pare che questa prova canadese si inserisca nella linea di evidenze che stanno valorizzando la down to bottom sinergia tra cervello e periferia», commenta Stefano Pallanti, docente di psichiatria all’Università di Firenze. «Cioè dal basso verso l’alto, verso la testa. Infatti varie attività motorie sembrano stimolare positivamente funzioni cerebrali, cognitive ed emozionali. Anche nella riabilitazioneneurologiche e neurocognitiva dopo un ictus si è visto che l’attività motoria, così a lungo sottovalutata, agisce anche sulla parte cognitiva. Al suo recupero, prima, si lavorava soltanto con test cognitivi, tipo parole incrociate ed esercizi simili». UN METODO DI CURA – Continua Pallanti: «C’è uno studio recente che documenta l’aumento del volume del lobo limbico dopo 6 settimane di attività fisica di un certo tipo. E la zona limbica ha a che fare con l’apprendimento e le emozioni. In certi protocolli il movimento viene impiegato anche per il miglioramento cognitivo nella schizofrenia. Infine, un lavoro recente su un ictus cerebrale ha mostrato che l’esercizio fisico attiva la corteccia motoria, ma si “allarga” ad altre aree. Anche se il meccanismo non è ancora chiaro, sembra che agisca sulla plasticità del cervello, rimodellandone delle parti di continuo. Concludendo, in tanti settori della medicina si incoraggia la promozione di programmi motori specifici per obiettivi definiti».  ...

Continua

Se il gay fa outing la salute migliora – Fondazione Umberto Veronesi

Posted by on Apr 8, 2015 in Senza categoria | 0 comments

Una ricerca canadese mostra che gli omosessuali dichiarati hanno livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, più basso. E così pure colesterolo, pressione sanguigna, insulina. Minori anche gli stati d’ansia e depressivi. A sorpresa i maschi risultano più in forma dei coetanei etero.   http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/altre-news/se-il-gay-fa-outing-la-salute-migliora

Continua

Con la ketamina via la depressione in un’ora? – Fondazione Umberto Veronesi

Posted by on Apr 8, 2015 in Senza categoria | 0 comments

Indagini su una sostanza, spesso usata come droga, promette di poter sconfiggere l’umor nero patologico in brevissimo tempo. Un nuovo farmaco? «No, assolutamente, ma un buon apripista, piuttosto», dice il professor Stefano Pallanti.   http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/altre-news/con-la-ketamina-la-depressione-unora

Continua

La malattia dello specchio: sentirsi (e vedersi) un mostro – Fondazione Umberto Veronesi

Posted by on Apr 8, 2015 in Senza categoria | 0 comments

Si chiama dismorfofobia ed è un disturbo psichiatrico per cui una persona ritiene una parte di sé disgustosa. Con rabbia e depressione. Fino all’isolamento.   http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/neuroscienze/la-malattia-dello-specchio-sentirsi-e-vedersi-un-mostro  

Continua