Scientific papers

Excitatory/inhibitory imbalance in autism spectrum disorders: implication for interventions and therapeutics

Posted by on Feb 22, 2016 in Uncategorized | 0 comments

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Better than treated as usual: Transcranial Magnetic Stimulation augmentation in selective serotonin reuptake inhibitor-refractory obsessive-compulsive disorder, mini-review and pilot open-label trial

Posted by on Feb 12, 2016 in Uncategorized | 0 comments

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From psychopathology to neurocircuits: what we can learn from DBS? The case of obsessive-compulsive disorder

Posted by on Apr 20, 2015 in Uncategorized | 0 comments

(Dalla psicopatologia ai neurocircuiti: cosa possiamo apprendere dal DBS? Il caso del Disturbo Ossessivo-Compulsivo) Summary Objectives The aim of this review is to provide a brief summary of the existing data on the safety and effectiveness of deep brain stimulation (DBS) for treatment-resistant and treatment-refractory obsessive-compulsive disorder (OCD). Another purpose is to discuss the neurobiological mechanisms of DBS and their implications for the understanding of OCD neurobiology and its link to OCD psychopathology. In particular, we will focus on DBS of the nucleus accumbens because of the involvement of this area in the reward system, which seems to be impaired in OCD patients. Finally, we will provide a new psychopathological conceptualization of OCD. Methods Extensive review of the DBS literature for OCD patients was performed on PubMed. Results According to many neuroimaging studies, the neural circuit that seems to be most involved in OCD is the cortico-striatum-thalamus-cortical circuit (CSTC). Therefore, to date, five different components of this circuit have been tested as targets in DBS of OCD and show different efficacy: anterior limb of the internal capsule (ALIC), nucleus accumbens (Nacc), ventral capsule/ ventral striatum (VC/VS), subthalamic nucleus (STN) and the inferior thalamic peduncle (ITP). Conclusions DBS is a promising tool in the treatment of refractory OCD patients. The existing data show that the nucleus accumbens and the anterior limb of the internal capsule are the most promising targets for this treatment. Furthermore, DBS has shown new and interesting perspectives in the discovery of the neurobiological underpinnings of OCD. These new insights can provide a new psychopathological conceptualization of OCD, reconsidering this disorder as a primary anxiety disorder, rapidly moving as a behavioural addiction. However, further studies are needed to better clarify the long-term efficacy and safety of the procedure, and to better characterize the ideal patients that might have a good response to DBS.   From psychopathology to neurocircuits: what we can learn from DBS? The case of obsessive-compulsive...

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Pharmacological Treatments for Behavioral Addictions: From Behavioral Dimensions to the Research Domain Criteria Based Target

Posted by on Dec 11, 2014 in Uncategorized | 0 comments

Authors: S. Pallanti, G. Grassi, T. Tofani, S. Spitoni   Several patterns of maladaptive behaviors share their clinical features with those of substance use disorders such as tolerance, withdrawal, repeated unsuccessful attempts to cut back or quit, and interference in major areas of life function, thus gaining the name of “behavioral addictions”. Several studies showed that behavioral addictions and substance addictions share a similar pattern of brain activation during symptom provocation tasks, suggesting a common neurobiological substrate. However, despite the growing knowledge on the neurobiological underpinnings of behavioral addictions, treatment of these conditions is still controversial. Research Domain Criteria project would help in identifying circuitry involved in complex behavioral syndromes such as addiction either to substances or not-substances. The purpose of this review is to summarize current knowledge of the different pharmacological approaches to behavioral addictions. In particular, we will focus on the pharmacological treatment of pathological gambling, internet addiction and hypersexual disorder. Source: Current Psychopharmacology, Volume 2, Number 3, August 2013, pp....

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Le emergenze psichiatriche nella medicina d’emergenza il punto di vista del medico d’emergenza

Posted by on Dec 2, 2014 in Uncategorized | 0 comments

In medicina d’emergenza le emergenze psichiatriche (EP) rappresentano una importante realtà. In letteratura troviamo che tali emergenze sono al terzo posto tra tutte le emergenze dopo quelle internistiche e chirurgiche, e che rappresentano fino al 15% di tutti gli accessi ai dipartimenti d’emergenza ed accettazione (DEA). Se consideriamo l’accesso con diagnosi psichiatrica come primaria e principale richiesta d’aiuto, troviamo che gli accessi psichiatrici presso i DEA, figurano a seconda dello studio dallo 0,5 al 15% di tutte le richieste d’aiuto. Le cifre salgono notevolmente, quando si consideri solamente l’associazione di un disturbo psichiatrico nel paziente che si presenti al DEA per altre cause. Uno studio francese del 2005 riporta, infatti, una prevalenza del 8% di pazienti con diagnosi psichiatrica come motivo primario d’accesso. Quando però si consideri solo la presenza di un disturbo psichiatrico in concomitanza con altre diagnosi si trova una prevalenza totale dei disturbi psichiatrici al DEA del 38%. Gli autori evidenziano come il 78% dei pazienti con disturbi psichiatrici acceda ai servizi d’emergenza non per motivi psichiatrici e identificano così la popolazione che accede ai servizi d’emergenza come una popolazione caratterizzatada un’alta prevalenza di disturbi psichiatrici indipendentemente dal motivo della richiesta di aiuto. Il medico d’emergenza si trova quindi frequentemente a contatto con pazienti che presentano patologie psichiatriche ma la preparazione in questo settore è spesso trascurata. A nostra conoscenza non esistono studi specifici sull’impatto delle emergenze psichiatriche nei DEA in Italia. Lo scopo di questo studio è quello di conoscere l’impatto quantitativo e qualitativo delle emergenze psichiatriche nella pratica clinica dei medici che operano nel settore delle emergenze ospedaliere e pre-ospedaliere in Toscana, le loro esigenze formative in tale settore e la loro attuale preparazione.   The aim of this study was to examine the importance of psychiatric emergency (PE) education provided to physicians, for their emergency training, the workload and the emotional load of PE compared to the other kind of emergencies, as well as to assess individual PE knowledge, the interest in PE education, and the topics of major interest in PE training. Using clinical vignettes with a brief multiple choice test we have also tested the diagnostic ability, the management and drug treatment competence for PE.   Le emergenze psichiatriche nella medicina...

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Ultime novità sulla Light Therapy

Posted by on Dec 2, 2014 in Blog | 0 comments

Caro Professore, soffro di depressione ed ogni anno in autunno è la stessa cosa: non riesco ad evitare la crisi. Ho sentito parlare della terapia della luce. Mi potrebbe aiutare? La Fototerapia o terapia della luce (in inglese Light Therapy) è ormai conosciuta anche in Italia, ma ancora viene impiegata pochissimo. Alla fine degli anni ’80 fu proposta per la cura proprio dei disturbi affettivi stagionali, e quindi chi ci scrive potrebbe davvero provarla con soddisfazione. Le novità riguardo a questa cura, documentate da importanti ricerche in Italia, presso il Centro dell’Istituto San Raffaele di Milano, ed all’estero, riguardano sia la complessità degli effetti che le possibili indicazioni cliniche. Intanto come funziona? Com’è che un raggio di luce muove il nostro organismo? In realtà non è poi così difficile da realizzare come ciò avvenga. Molti sanno dell’effetto ad esempio sui precursori della Vitamina D, antirachitica, oppure dell’azione batteriostatica o di stimolo alla proliferazione cicatriziale. Insomma le evidenze degli effetti fisici della luce sono immediatamente accessibili a tutti. Sappiamo che la luce, quando abbia una specifica intensità può stimolare attraverso il nervo ottico, che rappresenta la parte più superficiale del nostro sistema nervoso centrale le strutture più profonde regolandone la produzione di determinati ormoni o neurotrasmettitori, che sono poi a loro volta responsabili dei nostri cosiddetti ritmi circadiani, ossia quotidiani, come il sonno, l’alimentazione-appetito, la sfera sessuale, ma anche la risposta immunitaria. Noi siamo organismi ritmici, ed il nostro ritmo è scandito sia dai nostri comportamenti attivi (ad esempio la sveglia, l’attività fisica, etc.) che regolato da alcuni “orologi biologici interni”, che risultano alterati in presenza di disturbi dell’umore. In particolare, secondo recenti linee guida americane, la terapia della luce può rappresentare la terapia di prima scelta nella Depressione nei disturbi bipolari dell’umore. Ed è questa una nuova e preziosa indicazione di questa terapia; anche perché oggi si suggerisce una notevole cautela verso l’impiego di farmaci antidepressivi per queste forme di depressione che hanno la particolarità dell’estrema variabilità. Un’altra condizione in cui il trattamento con la luce si è dimostrato vantaggioso è rappresentato dalla depressione durante la gravidanza, poiché consente di evitare l’impiego di farmaci, sempre delicato in questi casi. Ma sembra che i vantaggi della Light Therapy non finiscano qua! Grazie allo stesso meccanismo con cui manifesta efficacia sull’umore, la luce interferisce aumentando la produzione di melatonina, favorendo così la regolarità del sonno, e contrastando in particolare il risveglio precoce, e con esso anche tutti i disturbi alla mancanza del quale sono correlati: depressione immunitaria, alimentazione sregolata… Riguardo all’alimentazione poi la luce ha anche un effetto diretto: regola infatti la secrezione circadiana del cosiddetto”ormone dello stress”, il cortisolo, che non ha solo azione sullo stress, ma anche sulla glicemia. Inoltre, regolando cortisolo e le catecolamine adrenalina e noradrenalina, la luce riduce il “craving”(desiderio incoercibile) alimentare, che si ha ad esempio in disturbi come la bulimia, come documentato da studi controllati del canadese RW Lam. E’ già da tempo che vengono inoltre condotti studi sull’utilità profilattica della Light Therapy in alcune forme di cefalea, come quello del dottor Anderson DJ del 1989. Le cefalee sono un disturbo neurologico cronico con difficile risposta farmacologica, caratterizzato da un dolore la cui intensità richiede oltretutto l’utilizzo frequente di elevati dosaggi, con le conseguenze di effetti collaterali e intolleranza; la profilassi assume quindi notevole importanza nel contesto di questi disturbi. A Firenze stiamo impiegando già da alcuni anni la terapia della luce presso l’Istituto di Neuroscienze, prima per i disturbi stagionali e adesso per tutte le altre indicazioni suggerite dalla ricerca. In Italia anche a Torino presso il dipartimento di Neuroscienze dell’ Università è...

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